Monet a tutto tondo: le ninfee dell’Orangerie

Nell’Ottobre del 1920 Monet pensa di offrire allo Stato francese dodici tele che, inizialmente, erano destinate alla decorazione di un padiglione da costruirsi nel futuro Museo Rodin.

Il padiglione non verrà mai portato a termine e l’opera sarà destinata dal 1927 all’ Orangerie des Tuleries, incantevole giardino su cui prospetta il Louvre.

Il soggetto scelto – le ninfee- sono in realtà una tematica a cui Monet lavora ed è affezionato da tempo. Un amore e odio che lo accompagnerà fino agli ultimi giorni di vita.

Il ciclo delle “Ninfee” (Water Lilies), lavoro supremo dell’artista parigino, fu definito da André Masson nel 1952 come la Cappella Sistina dell’Impressionismo. E’ un capolavoro unico di cui non esistono eguali al mondo, fondamentale per lo studio dell’ultima stagione lavorativa di Monet.

L’artista si approccia all’opera quando è oramai cieco per problemi di cataratta. Si concentra sulla superficie dell’acqua e ne studia per anni, riflessi, luci, ombre, emozioni.

Un soggetto analizzato nelle diverse ore del giorno e delle stagioni che si rivela essere un paesaggio cosmico in cui potersi immergere! Monet si sente sottomesso alle continue trasformazioni, perché tutto cresce e rinverdisce. Insomma, a forza di trasformazioni, io seguo la natura senza poterla afferrare.

Il risultato? Un gigantesco quadro “da sogno” in cui ognuno di noi, come affermò Monet, può vedere ciò che vuole.

Le tele, di circa 4 metri ciascuna, decorano due ambienti ellittici dell’ Orangerie.  Sono appese una accanto all’altra a formare una superficie unica che coinvolge il visitatore a 360 gradi.

 

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InfoSite: Orangerie

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