Michelangelo e la tragedia della sepoltura

Michelangelo e la tragedia della sepoltura

Papa Giulio II chiama a Roma, Michelangelo, nel marzo del 1505 e gli commissiona il progetto monumentale di una tomba. L’artista, inizia a lavorare da subito, proponendogli diversi progetti, e recandosi personalmente a Carrara, alla ricerca del blocco di marmo perfetto, da cui “cavare” l’opera. Sarà un lungo peregrinare, dal 1505 fino al 1542.

La morte di Giulio II nel 1513, complicherà ancora di più il lavoro; il testamento e gli eredi, stipuleranno un nuovo contratto, apportando modifiche al progetto originario.

Presenti nel primo progetto, e riconfermati nel secondo del 1513, sono i Due Prigioni del Louvre: Schiavo ribelle e Schiavo morente, ideati per il basamento del mausoleo.
Saranno esclusi, nella sistemazione definitiva del 1542 dallo stesso Michelangelo che preferì inserirvi due figure della Vita Attiva e della Vita Contemplativa.

Una delle due sculture è ricordata in una missiva del 1518: riferendosi a un episodio accaduto nel 1513 Michelangelo ripensa all’incontro con il pittore Luca Signorelli mentre egli stava lavorando in sur una figura di marmo ricca, alta quattro braccia, che à le mani drieto.

Si è ipotizzato che lo Schiavo morente e lo Schiavo ribelle rappresentassero le province sottomesse da Giulio II, considerato un pontefice-condottiero, o le arti liberali ridotte in schiavitù a causa della morte del Papa.
Lo Schiavo ribelle, evoca uno dei più celebri gruppi dell’antichità, il Laooconte, recuperato nel 1506, durante uno scavo nella Domus Aurea a cui Michelangelo aveva direttamente assistito.

Nel 1542 Michelangelo donò entrambe le sculture a Roberto Strozzi, in cambio dell’accoglienza che questo gli aveva dato durante una malattia. Destinate a Francesco I di Francia, lasciarono Roma nel 1550 e raggiunsero il castello di Ecouen. Furono sequestrate nel corso della Rivoluzione ed entrarono al Louvre dal 1794.

 

Dove trovarle: QUI

Per la Tomba di Giulio II: QUI

 

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