Louvre’s masterpiece: Nike of Samothrace

Louvre’s masterpiece: Nike of Samothrace

(Italian Version below*)

Leaning forward, with the most harmonious wings of its stride, the Nike of Samothrace welcomes us on top of the immense Escalier Daru of the Louvre Museum, in an experience of strong impact, almost destabilizing.

The work originates from the island of Samothrace (Aegean island).

Built to celebrate a naval victory, as an ex-voto for the military successes of the Rhodes at the beginning of the second century BC Transported to the Parisian museum after its rediscovery in 1863, it was proceeded to reassemble it being without head and legs.

Nike, the goddess of Victory, is placed on the bow of a boat, ready to challenge the impetuous winds. Approaching her, it is as if we still felt that wind centuries later. We are fascinated by the fluidity of the drapery, the movement of the folds which for some scholars are “baroque”, the twisting of the body.

The cloak, fallen from the shoulders, wraps around her legs, the fluttering flaps bend backward. A few fragments of the hands and hairline have supported several theses on the original position of the arms. It is a concentrate of dynamism, heroism, fluidity, without ever losing sight of the relationship with the surrounding space.

After a recent restoration lasting 10 months, the sculpture has regained its original colors. After decades of dust, it had turned yellow. Today it appears even more majestic, in the infinite shades of the Pario White Marble, the most precious marble of the era in which it was sculpted by Pitocrito.

The restoration revealed traces of blue, invisible to the naked eye. Hence the belief that many sculptures today “white and pure” were actually colored.

Perhaps not everyone knows that …… The logo universally knew Nike derives from this masterpiece … and had the intent to represent “a wing … of victory”, only $ 35 was paid to the graphics student of the University of Portland, Carolyn Davidson.

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Protesa in avanti, con le ali più armoniose della sua falcata, la Nike di Samotracia ci accoglie in cima all’immenso Escalier Daru del Museo del Louvre, in un’esperienza di forte impatto, quasi destabilizzante.

L’opera proviene dall’Isola di Samotracia (isola del Mar Egeo). Innalzata per celebrare una vittoria navale, come ex-voto per i successi militari dei rodii all’inizio del II secolo a.C. Trasportata nel museo parigino dopo la sua riscoperta nel 1863, si procedette a ricomporla essendo priva di testa e gambe.

Nike, dea della Vittoria, è posta sulla prua di un’imbarcazione, pronta a sfidare i venti impetuosi… Avvicinandosi a lei  è come se quel vento lo sentissimo ancora oggi a distanza di secoli. Ci affascinano la fluidità del panneggio, il movimento delle pieghe che per alcuni studiosi sono “barocche”, la torsione del corpo.

Il mantello, caduto dalle spalle, le si avvolge davanti alle gambe, i lembi svolazzanti si piegano all’indietro. Alcuni frammenti rimasti delle mani e dell’attaccatura dei capelli hanno sostenuto diverse tesi sulla posizione originale delle braccia. E’ un concentrato di dinamicità, eroicità, fluidità, senza mai perdere di vista il rapporto con lo spazio circostante.

Dopo un recente restauro durato 10 mesi, la scultura ha ritrovato i suoi colori originali. Dopo decenni di polvere era ingiallita. Oggi appare ancora più maestosa, nelle infinite sfumature del Marmo Bianco Pario, il marmo più pregiato dell’epoca in cui fu scolpita da Pitocrito.

Il restauro ha evidenziato tracce di blu, invisibili ad occhio nudo. Da ciò deriva la convinzione che molte sculture oggi “bianche e pure”, fossero in realtà colorate.

Forse non tutti sanno che……Il logo della Nike universalmente conosciuto, deriva da questo capolavoro… ed aveva l’intento di rappresentare “un’ala… di vittoria”, fu pagato solo 35 dollari alla studentessa di grafica dell’Università di Portland, Carolyn Davidson.

InfoSite: Louvre

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