The Pietà of Jago, temporarily in Rome

The Pietà of Jago, temporarily in Rome

Italian version below*

In recent months, the Eternal City has been in an amazing cultural ferment, a real explosion, after the long period of hiatus caused by the covid.

In this wake, from 1 October 2021 to 28 February 2022, in the Church of the Artists (Santa Maria in Montesanto) in Piazza del Popolo, in the Chapel of the Crucifix (right side), one of the most interesting contemporary sculptors exhibits his ” Modern Pietà “.

He is the sculptor, Jago, aka Jacopo Cardillo, born in 1987, in Frosinone, Neapolitan of action where he currently works and lives.

For 16 months, in his “Neapolitan forge” of Sant’Aspreno ai Crociferi, Jago worked on the Modern Pietà, using the most classic of Renaissance materials, marble, in a contemporary key, which can destabilize at first glance. 

It was the first time, for me, in front of one of his works, and I simply got excited.

Stop and observe the sculpture, from different angles, with extreme calm.

I continue to get excited every day, even in front of works of art, diametrically opposed to my training path and to what I prefer most.

All of this is great, my passion never goes out, rather it comes alive with the passage of time.

The Pietà of Jago, overturns the Michelangiolesque idea, in such a disruptive way, that it manages to distract my mind from the inevitable comparison with the genius of the Renaissance.

It is something new, which surprises me, I am part of the sculptural group and not simply a spectator. It involves me in a different way than the encounter, which thanks to my work, I can say I have daily with the Vatican Pietà.

The rendering of the bodies and expressions is such as to leave me breathless, I keep repeating to myself, “and yet it is marble”.

That marble has always fascinated me and that seems more and more “flesh”, human flesh. 

Nothing is left to chance, from the wrinkles on the face to the perfectly tidy hair, to the veins, and all this is not only perfect but “real”, at times “soft”, fairy light. We are close to that father who picks up his son from the ground.

-Translating that kind of moment and feeling into stone was relevant, both to face paternal love and to participate in contemporary issues, even the most terrible ones such as war. Providing renewed symbols is like adding a new word to the vocabulary of art –

The Pietà of Jago is part of the project, “A door to the Infinite – man and the absolute in art”.

Tommaso Zijno, project manager Jago

Jago

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Negli ultimi mesi, la città eterna, è in uno strepitoso fermento culturale, una vera esplosione, dopo il lungo periodo di stop causato dal covid.

Su questa scia, dal 1 Ottobre 2021 al 28 Febbraio 2022, nella Chiesa degli Artisti (Santa Maria in Montesanto) a Piazza del Popolo, nella Cappella del Crocifisso (lato dx), uno tra gli scultori contemporanei, più interessanti, espone la sua “Pietà Moderna”.

Lui è lo scultore, Jago, al secolo Jacopo Cardillo, classe 1987, nato a Frosinone, napoletano d’azione.

Per lunghi 16 mesi, nella sua “fucina napoletana” di Sant’Aspreno ai Crociferi, Jago, ha lavorato alla Pietà Moderna, utilizzando il più classico dei materiali rinascimentali, il marmo, in una chiave contemporanea, che può destabilizzare al primo sguardo. 

Era la prima volta, per me, dinanzi ad una sua opera, e semplicemente mi sono emozionata.

Fermatevi ed osservate la scultura, da diverse angolazioni, con estrema calma.

Continuo ad emozionarmi ogni giorno, anche dinanzi ad opere d’arte, diametralmente opposte al mio percorso formativo e a ciò che maggiormente preferisco.

La mia passione non si spegne mai, anzi si ravviva con il passare del tempo.

La Pietà di Jago, rovescia l’idea Michelangiolesca, in maniera così dirompente, da riuscire a distogliere la mia mente dall’inevitabile paragone con il genio del rinascimento.

E’ qualcosa di nuovo, che mi sorprende, sono parte del gruppo scultoreo e non semplicemente spettatore. Mi coinvolge in maniera diversa rispetto all’incontro, che grazie al mio lavoro, posso dire di avere quotidianamente con la Pietà Vaticana.

La resa dei corpi e delle espressioni è tale da lasciarmi senza fiato, continuo a ripetermi, “eppure è marmo”. Quel marmo che mi affascina, da sempre, e che sembra “carne”, sempre di più, una carne umana. 

Nulla è lasciato al caso, dalle rughe sul volto, ai capelli perfettamente ordinati, alle vene, ed il tutto non solo perfetto ma “reale”, a tratti “molle”, leggiadramente leggero. Siamo vicini a quel padre che raccoglie da terra suo figlio.

–Tradurre in pietra quel tipo di momento e sentimento era rilevante, sia per affrontare l’amore paterno che per partecipare ai temi della contemporaneità, anche quelli più terribili come la guerra. Fornire simboli rinnovati è come aggiungere una parola nuova nel vocabolario dell’arte–

La Pietà di Jago è parte del progetto, “Una porta verso l’Infinito – l’uomo e l’assoluto nell’arte”.

Jago

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Tommaso Zijno, project manager Jago

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