Il trionfo dell’illusione prospettica: Andrea Pozzo nella Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola

Il trionfo dell’illusione prospettica: Andrea Pozzo nella Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola

Nel 1626 fu posta la prima pietra per la costruzione della Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola in Campo Marzio.

La nuova chiesa fu posta su di una precedente ed oramai troppo piccola Cappella dedicata alla S. Annunziata, grazie al particolare interesse del Cardinale Ludovico Ludovisi, nipote di Papa Gregorio XV.

La chiesa fu inaugurata nell’anno giubilare 1650 ma consacrata solo nel 1722.

Autore del progetto fu l’architetto e professore di Matematica del Collegio Romano, P. Orazio Grassi sotto la supervisione di Carlo Maderno.

La struttura si affaccia oggi sull’omonima piazza tra le più scenografiche di Roma, ma meno frequentate dai turisti, in stile rococò ed è opera dell’architetto F. Raguzzini.

La facciata che riprende quella della Chiesa del Gesù Nuovo, in travertino, è articolata da semicolonne e paraste in due ordini, di cui l’inferiore si raccorda al superiore per mezzo di volute laterali.

L’interno della chiesa è a croce latina e presenta una navata unica con un presbiterio absidato e sei cappelle laterali (tre per ogni lato).

Varcata la soglia d’ingresso, alzando gli occhi alla volta, si resta letteralmente incantati dalla Gloria di Sant’Ignazio (1685) tra i massimi capolavori del gesuita Andrea Pozzo.

In questo contesto di 17 metri di larghezza e 36 metri di lunghezza, Pozzo sfruttò tutte le sue conoscenze prospettiche realizzando il classico “sfondato-illusionistico barocco”.

Finse un vortice di architetture, colonne e figure umane, tutte poste in uno scorcio visivo dal basso verso l’alto.

Centralmente è posto Cristo che irradia la luce dal petto e investe Sant’Ignazio che, a sua volta, illumina le allegorie dei quattro continenti allora noti, convertiti e liberati dalle eresie e dai culti pagani; un esplicito riferimento agli impegni missionari dell’ordine da lui fondato.

Per abbracciare la totalità della volta, Andrea Pozzo segna con un disco di marmo lungo la navata, il punto ideale in cui l’osservatore deve posizionarsi per perdersi “a guardare”.

Nell’abside sono rappresentate le scene della vita di Sant’Ignazio e nella calotta absidale Andrea Pozzo realizzò un altro grande falso illusionistico, affrescando quattro colonne dritte in una superficie concava.

Pozzo fu autore anche di un noto trattato “Perspectiva Pictorum et Architectorum” che si annovera tra i più fortunati del genere, per il grande valore didattico ed il ricchissimo corredo iconografico.

Nell’edificio ci sono i corpi di diversi santi della Compagnia di Gesù: San Ludovico, Giovanni Berchmas e Roberto Bellarmino e mirabili opere scultoree come la pala marmorea con l’Annunziata di Filippo della Valle, gli angeli di Pietro Bracci, le quattro virtù cardinali di Filippo Rusconi.

Per saperne di più e su dove trovarloQUI

Sostieni #laculturachevince, aiuta la condivisione.

 

Tutti i diritti sono riservati. E’ vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale, ivi inclusa la memorizzazione, riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi mediante qualunque piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta di Selenia Morgillo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.