Donna Olimpia, la Pimpaccia di Roma

Chi dice donna, dice danno, chi dice femmina dice malanno, chi dice Olimpia Maidalchina dice donna, danno e rovina! (Pasquinata)

La Roma Barocca di metà ‘600 aveva indubbiamente due protagonisti: Papa Innocenzo X Pamphilj (1644-1655) e sua cognata Olimpia Maidalchini, nata nel 1594 a Viterbo e figlia di un potente uomo d’affari.

A 18 anni, questa giovane donna, capì di dover entrare nelle grazie di Pamphilio Pamphilj, fratello del futuro Papa Innocenzo X, al secolo Giovan Battista Pamphilj. Olimpia Maidalchini, nonostante i 27 anni di differenza, sposò Pamphilio Pamphilii nel 1612.

Quando nel 1639 rimase vedova, Giovan Battista le donò alcune terre nel viterbese tra cui il complesso abbaziale di San Martino al Cimino.

Fu Pasquino a soprannominarla “Pimpaccia” deformando in romanesco il nome di “Pimpa” protagonista femminile di una commedia, dal carattere furbo, arrivista, dispotica e dominatrice proprio come era il suo.

La “disgrazia” arrivò quando Innocenzo X morì nel 1655: si racconta che donna Olimpia arraffò denaro ovunque, rubando due casse piene d’oro che il Papa aveva sotto il letto.

Alessandro VII Chigi, divenuto Papa, la esiliò nella sua villa di San Martino al Cimino; processata in contumacia fu condannata a restituire il bottino d’oro, ma si rifiutò. Morì di peste nel 1657.

Le fotografie sotto riportate si riferiscono al busto marmoreo (Marmo di Carrara) di Alessandro Algardi, visibile alla Galleria DoriaPamphilj tra i più grandi ritratti del Seicento romano.

Olimpia è ritratta con il velo che le cinge il capo, simbolo di lutto per la morte del marito.

Algardi, scultore bolognese, formatosi presso l’Accademia di Lodovico Carracci fu tra i maggiori esponenti della c.d. scuola “classicista”, in netta contrapposizione con gli  eccentrici virtuosismi tipici delle opere barocche.

 

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