Decapitazioni capitali: Beatrice Cenci

Una folla gremita, contraria ad un’esecuzione capitale ingiusta ed impietosa, si accalcò sulla piazza di Castel Sant’Angelo per assistere alla brutale morte di Beatrice Cenci, l’11 settembre del 1599.

Beatrice, figlia del Conte Francesco Cenci, dopo anni di soprusi e violenze, aveva organizzato con la matrigna ed i fratelli l’uccisione del padre, cercando di far passare l’accaduto come un semplice incidente e non un omicidio premeditato.

L’epilogo non fu quello sperato. Emersero le reali intenzioni del gesto e papa Clemente VIII, al soglio papale in quel momento, acerrimo nemico dei Cenci colse al volo l’occasione per condannare Beatrice.

Il volto di Beatrice ci è noto grazie al celeberrimo ritratto del pittore bolognese Guido Reni, entrato a far parte della collezione Barberini nel 1818.

Si è dibattuto a lungo sulla paternità del dipinto e sul momento dell’esecuzione. C’è chi sostiene sia stato realizzato poco prima della morte e chi propende per un’esecuzione postuma durante uno dei soggiorni romani di Guido Reni. L’artista  decise di ritrarla come una musa, con il copricapo bianco e lo sguardo malinconico, in tutto il suo candore di giovane 22 enne.

Il corpo di Beatrice dopo l’esecuzione, avvenuta con la spada, fu sepolto in forma anonima come si conveniva per i giustiziati al di sotto dell’altare maggiore di San Pietro in Montorio. La testa fu poggiata su di un piatto d’argento ed ornato di rose. Durante la prima Repubblica Romana, nel 1798, i soldati francesi che avevano occupato la città, profanarono la tomba e le ossa andarono disperse.

Il mito di Beatrice è tutt’ora vivo nella tradizione romana… c’è chi racconta della sua “presenza” a Castel Sant’Angelo ogni 11 Settembre..

 

 

Forse non tutti sanno che…. Durante l’esecuzione, tra la folla inferocita, secondo le cronache c’era anche il giovane Caravaggio che trasse ispirazione per il dipinto di Giuditta ed Oloferne.

 

InfoSite: Galleria Barberini

 

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