Pompei, 79 d.C.

Pompei, 79 d.C.

Ecco il Vesuvio, un tempo verdeggiante di folte vigne, un tempo produttore, d’un eccellente vino: questo è il monte che Bacco amò più dei colli di Nisa: su queste balze i Satiri danzarono in coro. E questa fu Pompei, città prediletta di Venere, a lei cara più della stessa Sparta: e questa fu Ercolano, dedicata al nome del grande Ercole. Vedi, ora tutto è annerito, sommerso dal fuoco e dalla cenere. Gli dèi si pentono di quello che hanno fatto.
(Marziale, Epigrammi IV, 44)

Pompei fu fondata probabilmente dalle popolazioni osche della Campania che scelsero quel luogo rialzato perché si presentava naturalmente difeso e non molto lontano dal mare, elemento che favori l’espansione economica e commerciale della città.
Fu per breve tempo sotto il dominio etrusco (525 – 474 a.C.) per ritornare poi di nuovo nell’orbita greca. La lotta per la supremazia in territorio campano tra questi due popoli, venne risolta dal sopraggiungere di un nuovo popolo, i sanniti, che riuscirono ad impadronirsi di molte città, tra cui la stessa Pompei.
Intorno al IV a.C. la Campania iniziò ad essere attraversata dalle truppe romane, che dedussero una colonia a Pompei nell’80 a.C. (epoca sillana).
Da allora la città fu, a tutti gli effetti, un centro romano nella vita politica e amministrativa.
Il sentore dell’eruzione distruttiva del 79 d.C. fu sicuramente il grande terremoto del 62 d.C.
Pompei subì gravissimi danni, ma la città era forte e fiorente economicamente e ciò permise una ristrutturazione seguita da un abbellimento sia per i luoghi pubblici che per quelli privati.

Il 24 agosto del 79 d.C., il Somma eruttò. Il Vesuvio di cui si parla sempre impropriamente si innalzò, dopo questa esplosione, all’interno dell’antico cratere del Somma.
Inoltre, negli ultimi tempi, è sempre più avvalorata l’ipotesi di una datazione orientata verso l’autunno del 79 d.C. e non verso quel 24 agosto sempre menzionato da molti studiosi.

Una massa enorme di cenere e lapilli investì e sommerse la città. Gli abitanti, secondo le ultime stime tra i 9000 e 12000, cercarono la fuga verso il mare o si rinchiusero nelle loro abitazioni; in entrambi i casi furono raggiunti e travolti dai materiali incandescenti.

Nessuno di loro aveva capito di vivere ai piedi di un Vulcano.
Strabone, geografo greco morto 50 anni prima dell’eruzione, aveva intuito la vera identità di quel rilievo montuoso, così come Diodoro Siculo, ma stranamente Plinio Il Vecchio, naturalista e comandante della flotta misenensis, che viveva alle pendici del vulcano, non aveva capito il pericolo che correva la città.
Sarà proprio la testimonianza di Plinio il Vecchio, che perderà la vita durante l’eruzione morendo a Stabiae, tramandataci dal nipote Plinio il Giovane in due missive inviate a Tacito, ad essere fondamentale per gli studiosi.

Da quel lontano 79 d.C. il primo ritrovamento della città avvenne per caso nel XVI secolo, in occasione dello scavo di un canale nei pressi del fiume Sarno ad opera dell’architetto Domenico Fontana, ma non si capì che si trattava effettivamente di Pompei, di cui si era persa totalmente la memoria.
Soltanto con Carlo di Borbone nel XVIII secolo (1748), i lavori procedettero in maniera più sistematica. Dopo il 1860 una nuova fase di studi e di tecniche di scavo fu inaugurata. A lui si deve l’ingegnosa idea di ricavare “i calchi di gesso” dai corpi.
Numerosi sono stati gli interventi anche negli ultimi anni. Da ricordare, nell’ estate del 2014 , l’apertura di nuove 10 Domus.

 

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