La Buona Ventura di Caravaggio

La Buona Ventura di Caravaggio

Giunto a Roma nel 1592 pochi mesi dopo l’elezione al soglio papale di Clemente VIII Aldobrandini, Caravaggio trovò una città che pullulava di personaggi illustri, botteghe di artisti e prostitute. Con non poche fatiche entrò nelle grazie del Cardinale del Monte.

 

Per il Cardinale e per i suoi amici dipinse diverse tele dai soggetti più disparati e nel caso della Buona Ventura replicò la medesima scena dipinta in precedenza per il Cavalier d’Arpino (una prima versione è conservata alla Pinacoteca Capitolina di Roma).

 

“Chiamò una zingara che passava a caso per istrada, e condottala all’albergo la ritrasse in atto di predire l’avventura … Fecevi un giovane il quale posa la mano col guanto su la spada e porge l’altra scoperta a costei, che la tiene e la riguarda …; e in queste due mezze figure tradusse Michele sì puramente il vero, che venne a confermare i suoi detti”.

 

Questo esemplare è ricordato nel 1620 da Giulio Mancini che lo scelse come esempio più autorevole del principio di “fedeltà dal vero” professato da Caravaggio.

 

Saranno proprio le tele come la Buona Ventura ed i Bari in cui la vita della strada era magistralmente ritratta,  ad aprirgli le porte per le migliori commissioni, private e pubbliche, togliendolo dall’indigenza e dalla miseria in cui aveva vissuto durante i primissimi mesi di soggiorno Roma.

 

“Non esegue un solo tratto senza farlo direttamente dal modello vivo. E questa non è una cattiva via per giungere a buon fine, perché dipingere servendosi di disegni (anche se tratti dal vero) non è così sicuro come tenersi il vero davanti e seguire la natura in tutta la varietà dei suoi colori; ma bisogna anzitutto che il pittore adotti il criterio di scegliere dal bello le cose più belle”. (K.V.M)

 

 

InfoQUI

Per la Buona Ventura dei Musei Capitolini: QUI

 

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