Andy Warhol, Vesuvius

Andy Warhol, Vesuvius

Per me l’eruzione è un’immagine sconvolgente, un avvenimento straordinario ed anche un grande pezzo di scultura […] Il Vesuvio per me è molto più grande di un mito: è una cosa terribilmente reale.

Vivere a Napoli negli anni ‘80 è sempre stato un mio recondito desiderio. La mia mente è sempre stata affascinata da questo ambiente internazionale, ricreato grazie alla sperimentazione del gallerista Lucio Amelio.

Lucio Amelio aveva inaugurato in città la Modern Art Agency nel 1965. Qui in breve tempo, per  un susseguirsi di mostre, confluirono i maggiori artisti dell’epoca. Da Cy Towbly a Robert Rauschenberg, passando per Mimmo Paladino, Keith Haring e Kunellis, e altri.

La “galleria” è un luogo di incontri da cui nasceranno collaborazioni e capolavori. Arrivarono in città in quegli anni anche Andy Warhol e Joseph Beuys.

A loro si affianca un’altra figura cardine  che li segue con un click nelle loro attività: il fotografo Mimmo Jodice.

In questo ambiente vulcanico nel 1985 il Museo di Capodimonte ospita la “personale” di Andy Warhol. E’ questa l’occasione in cui realizza la celebre serie “Vesuvius”, quella che i napoletani spesso chiamano “A muntagn” è rivista in chiave pop nella sua massima eruzione.

Una tela di questa serie è tutt’ora esposta e visibile nella sezione contemporanea del Museo di Capodimonte. 


Andy riproduce, grazie alla tecnica serigrafica, il simbolo della città di Napoli e lo consacra ancora di più all’immortalità con il suo stile unico. La serigrafia è una tecnica nata in Oriente che si diffonde agli inizi del XX secolo negli Stati Uniti; tra i suoi vantaggi c’è appunto la possibilità di ripetere con infinite varizioni coloristiche la medesima immagine.

Warhol la sceglie per esprimere la popart. Era solito affermare che la vita non è altro che una serie di immagini che cambiano solo nel modo di ripetersi. 

Siamo pronti dopo questa breve introduzione a volare magicamente, grazie al potere della tecnologia, innanzitutto nella sede espositiva di quest’opera. Con google maps saremo proiettati nel fantastico polmone verde del Real Bosco di Capodimonte e da qui entreremo al Museo, nella sezione contemporanea. Altro strumento utilissimo per una maggiore definizione dell’immagine è il catalogo offerto da Google Art & Culture.

Cliccando in Google, con il cursore del mouse possiamo ingrandire la nostra opera per guardare i dettagli che in questo caso sono le variazioni di colore basate su un mood fluo e condividerla. E’ interessante anche ricercare altre immagini della medesima serie per vedere come l’artista decide di riproporre la medesima immagine.

Se volete approfondire il tema della PopArt, potete cliccare qui e se siete interessati ad un bel documentario, questo prodotto dal BBC è quello che fa per voi, A day in the life of Andy Warhol.

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Vesuvio dalla Certosa di San Martino @SeleniaMorgillo

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